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Santa Balbina
La località di Santa Balbina, fa parte del Comune di San Polo dei Cavalieri ed è situata a circa 3 Km di distanza a sud del capoluogo; sorge su una collina tufacea, a quota 280/300 mt s.l.m. il nome deriva dall'antica Chiesa campestre, dedicata appunto a Santa Balbina; i ruderi della piccola Chiesa sono posti a sinistra della strada comunale Santa Balbina. Tale strada attraversa l'omonima Frazione e si allaccia, a circa 300 mt. dai ruderi della Chiesa, al Km 38,600 della strada consolare Tiburtina Valeria, nel punto denominato "Cinque Ponti".
La Chiesa, ormai diruta, è ricoperta di rovi e arbusti e sorge al centro di un muro perimetrale posto a sud di un terrazzamento di età Pelagica; la platea che costituisce questo pianoro si presenta dirupata su tre lati ed unita a nord alle pendici del Colle della Croce.
Il terrazzamento, di forma rettangolare, presenta dimensioni massime pari a circa 54 ml di lunghezza per 35 di larghezza, ed è recintato da mura poligonali, realizzate con tecniche costruttive tipiche delle antiche costruzioni sabine, costituite da pietre calcaree, non di grandi dimensioni, disposte in modo irregolari ma ben incastrata l'una dall'altra.
In seguito si è individuata una seconda platea situata ad un centinaio di metri a nord del primo terrazzamento ma oggi tale luogo risulta edificato. Il pianoro, costituito da due terrazzamenti, era presumibilmente un antico oppidum tiburtino a difesa del territorio; nelle memorie dell'Istituto di Corrispondenza Archeologica, il luogo viene inserito tra le zone laziali dove sono state rinvenute costruzioni ciclopiche o pelagiche.
Sul primo terrazzamento, in tarda età repubblicana, fu edificata una villa romana di tipo rurale dove oggi si possono vedere i muri realizzati in opera incerta ed in alcuni punti si possono ancora vedere sotto l'emplecton le code delle tessere dell'opus reticulatum della faccia interna.
Nel III secolo a.C. la Via Valeria, arteria primaria verso il territorio degli equi che costeggia il fiume Aniene, venne sistemata con costruzioni sia a monte che a valle in molteplici punti. Nello stesso periodo vengono costruite diverse villae e pagis rurali lungo tutta la sua direttrice; sono infatti numerosi i siti archeologici dove erano poste queste ville rurali, dal km 38,600 al km 42,800 della Via Valeria.
Nella località di Santa Balbina, a circa 800 metri a nord-est del terrazzamento sopraccitato, nei pressi di una di queste ville rurali, è stata rinvenuta, nel 1977, un'urna cineraria di fragile marmo bianco di Carrara recante la seguente iscrizione:
D. VOLUMNIUS
D.F.POL. CELER.
VIXIT. ANNOS. XIIII
ET. MSES. X
La Gens Volumnia, della tribù Pollia, di probabile origine etrusca, è considerata una tra le più antiche gentes ; tra essi, i più noti furono Volumnius Flamma, console nel 307 a.C. con Appio Claudio il cieco e Volumnia, moglie di Cariolano.
L'attribuzione dell'urna è stata possibile grazie al contestuale ritrovamento di una moneta risalente alla prima metà del III secolo d.C.: il Sesterzo di Filippo l'Arabo.
La Chiesa di Santa Balbina fu edificata sul primo terrazzamento dell'oppidum dove era posta la villa romana di età repubblicana. Di piccole dimensioni e probabilmente comprendeva anche un piccolo convento, infatti, i ruderi e le muraglie di queste costruzioni sono state visibile dalla Via Tiburtina sino alla seconda metà del XIX secolo.
Si ritiene che la chiesetta facesse parte del fundus Laverianus e che quest'ultimo già nell'anno 588, insieme al fundus Ancesanus e Speianus, fosse compreso in un unico territorio posto a 25 miglia da Roma sulla Via Tiburtina. Questo tratto di territorio fu donato al monastero di S. Andrea in Clivio Scauri per quattro once dalla donazione di S. Gregorio.
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